Paola Bonora




Con gli occhi al cielo
Ada Patrizia Fiorillo

Piccola antologia Celeste, titolo con il quale Marco Pellizzola si propone per questa personale presso lo Studio di Paola Bonora a Ferrara, raccoglie poco più di una decina di opere che datano dal 2008 al 2026, tutte tempere su carta ad eccezione di una tela. Due pareti allestite con rigore per una selezione stringata che, nell’esigenza di adattarsi allo spazio espositivo, dice però anche molto del lavoro dell’artista centese.
Marco ha scelto il celeste, quell’azzurro chiaro e saturo che lo accompagna dallo scadere del 2007, come tema unificante di questo percorso. Se il colore è pertanto il primo elemento che rimbalza nello sguardo di noi fruitori, bisogna sporgersi oltre tale soglia per percepire con maggiore affondo l’esperienza dell’artista.
Il registro cromatico, il suo darsi per accordi, contrasti, dissonanze è, per eccellenza, si sa, il mezzo attraverso il quale la pittura rende visibile il mondo, le forme che esso
racchiude, il movimento o la consistenza plastica che le identifica. Cosa allora, viene da chiedersi, l’artista cerca di renderci percepibile ricorrendo all’uniformità di questo
colore chiaro e luminoso dalla cui stesura si staccano corpi, talora adagiati, altre volte in procinto di spiccare il volo, ma anche forme di oggetti quotidiani, assunti come recipienti all’uso di accogliere e plasmare l’attesa di una notte stellata, fino a renderlo base, ovvero superficie di fondo per la traccia di segni sottili, articolati come traiettorie di una mappa celeste e trama di costellazioni che narrano di segni zodiacali.
Con evidenza Marco guarda al cielo, ma il suo non è un colore assunto per analogia, bensì un colore della mente. L’artista ha ben presente cosa voglia dire essere sulla terra, i suoi piedi sono coscientemente piantati in essa e, proprio da questo
ancoraggio, ci offre un’alternativa. Ci sprona a fare un viaggio tra rotte immaginifiche, apre squarci ad altre prospettive, talora persino rovesciandole: il cielo non è solo sopra di noi, ma anche sotto e può rendersi toccabile dentro una tinozza accolta su un pavimento, proprio come nella tela La notte di San Lorenzo. Ė questo, il mistero della pittura che l’artista ben conosce nella sua grammatica e nella sua alchimia. Lo si intuisce da come dosa i segni, che si fanno linee di contorno per il raggiungimento dell’immagine o da come gradua l’intensità dei toni che sostengono il senso tattile della forma e del suo negativo. Il suo è un racconto per brani, per tasselli che
interessano ciascuno di noi. Questa piccola antologia è un invito a perderci in queste pagine che trattengono immagini foriere di evasioni e di sogni, ma altresì avvertenze di incertezze e di inquietudini. In questo senso il celeste di Marco Pellizzola non è un colore connesso alle cose, ma una scelta che le precede. Ė colore, per dirla con Wittgenstein, dell’esperienza, del suo “uso linguistico”. I colori, scriveva Argan nell’introdurre la nota teoria di Goethe “non sono aggettivi aggiunti ai sostantivi, ma mezzi di cui gli uomini si servono per esprimere se stessi nella realtà del mondo”.